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Mes passions, Eso Peluzzi, 1950

MES PASSIONS

La musica, il vino e gli amori di Peluzzi 

Musei Peluzzi Bonichi

20 Ago – 30 Set 2021

“Del resto, in un altro disegno, intitolato Mes Passions, l’artista si fa un autoritratto simbolico, interiore, dove quell’omino con la tuba danza in un mondo di sogno, popolato degli oggetti cari al pittore come la sua tavolozza, il frac con le code, il riferimento alla musica e all’amato violino. Allora, l’artista sogna ad occhi aperti e trasforma la realtà in qualche cosa di diverso. C’è una vera e propria metamorfosi…”
                                                                                                                                      Marco Bussagli da Portrait de famille, Musée du Montparnasse, Parigi

Eso Peluzzi, Frammenti di violino, 1978

Eso era un pittore ma il suo primo grande amore fu la musica. Dal Ritratto di mio padre liutaio del 1929, alle forme di violino, una serie di variazioni sul tema, la musica è sempre stata la musa ispiratrice della sua vita, delle sue opere e di amici musicisti, compositori ed interpreti, quali David Oistrach, Isac Stern ed Ezio Bosso che scrisse per lui l’opera ESOCONCERTO.

Affascinato dalle forme di violino, non può sfuggirci la sensualità e la fragilità che traspare in queste opere che ricordano il celebre nudo di Man Ray di cui Eso teneva una copia nel suo studio, così come Morandi e Mondrian nel gioco di destrutturazione e ricomposizione dei frammenti di violino.

Raccontare la vita attraverso il segno e il colore; il male di vivere e la sua dolcezza, la malinconia, la solitudine e l’allegria, il teatro della vita. Dal 1963, quando a Monchiero arriva il nipote Claudio, la pittura diviene qualcosa di nuovo e più intimo: il suggello di un rapporto esclusivo tra nonno e nipote di seduzione reciproca, così profonda che contagerà entrambi indelebilmente. Sempre nel ‘63 Claudio farà la conoscenza di Nietta, l’ultimo grande amore di Eso: modella, compagna dolcissima, creatrice di erbari ed ispiratrice di composizioni pittoriche per la quale Eso scelse di trasferirsi a Monchiero.

Eso Peluzzi, Nietta in giardino, 1954

Sempre nel ‘63, Eso acquistò l’oratorio per farne il suo studio espositivo e donare a Claudio la casa con gli archi. Fu qui che Claudio Bonichi, si trasferì giovanissimo con Maria Pia e decise di divenire pittore. Fu qui che scoprì il fascino dell’affresco, le sue tecniche, la discreta seduzione delle terre e condivise l’amore di Eso Peluzzi, Eso per Ovidio, per il teatro e le maschere e fu qui che nacquero le prime figure e nature morte che in seguito divennero rappresentative della corrente della Nuova Metafisica di cui Claudio Bonichi fu uno dei fondatori e massimi esponenti in Italia e Spagna.

Eso Peluzzi, Il mio oratorio, 1963

Ed infine il vino… quell’amato Barolo prodotto da amici divini : Mauro Mascarello, Beppe Rinaldi, Bartolo (ricordate il no Barrique, no Berlusconi?, Brezza….e Vietti. Fu proprio in uno dei banchetti di Luciana Vietti che a Claudio, ispirato dal vino, venne l’idea delle etichette d’autore. Era il 1969. Fu così che Claudio chiamò a raccolta i suoi amici, li coinvolse e che oggi possiamo ammirare, accanto alle etichette di Claudio Bonichi ed Eso Peluzzi anche quelle di Pietro Cascella e di Pier Paolo Pasolini, Mino Maccari e tanti altri grandi artisti italiani e stranieri. Una mostra inedita, questa su Peluzzi che, dopo tante personali importanti e monografie eccellenti (Giovanni Arpino, Mario De Micheli, Giorgio Carluccio, Maurizio Fagiolo Dell’Arco), celebra Eso attraverso i suoi amori: Monchiero, la musica, la giocosità della vita vissuta come teatro della vita, il vino, l’amore e l’arte che, con la complicità di Claudio, è stata trasmessa, di generazione in generazione, ancora una volta, come un vizio di famiglia, da Bindo Bonichi (1260 – 1337) ai giorni nostri.

Claudio Bonichi, Il gioco dell’oca, 1982